Osho: L’illuminazione #5

Quella notte, e da quella notte in poi, non sono più stato nel corpo. Mi muovo intorno a lui. Divenni terribilmente potente, e allo stesso tempo molto fragile, divenni molto forte, ma quella forza non è la forza di una roccia, è la forza di una rosa… così fragile nella sua forza, così tenue, così sensibile, così delicata. La roccia resiste, la rosa può scomparire in ogni momento. Tuttavia, il fiore è più forte della roccia, perché molto più vivo. Oppure, è la forza di una goccia di rugiada su una foglia d’erba, che risplende al sole del mattino: così bella e preziosa, eppure può scomparire a ogni istante. Così incomparabile nella sua grazia, ma basta una lieve brezza e la goccia di rugiada può scivolare via e perdersi per sempre.
I Buddha hanno una forza che non è di questo mondo. La loro è unicamente la forza dell’amore… simile a una rosa o a una goccia di rugiada. La loro forza è fragilissima, vulnerabile: è la forza della vita, non della morte. Il loro non è il potere che uccide; è il potere che crea. Il loro non è il potere della violenza, dell’aggressività; è il potere della compassione. Ma non sono più stato nel corpo, semplicemente mi libro intorno al corpo. Per questo dico che è stato un miracolo tremendo. Ogni istante mi stupisco: sono ancora qui? Non dovrei essere. Dovrei essere scomparso da tempo, tuttavia sono ancora qui. Ogni mattina apro gli occhi e dico: «Dunque, sono ancora qui?». Perché mi sembra impossibile. Il miracolo si ripete ogni giorno. Certo, sono fragile, delicato e sensibile. Questa è la mia forza. Se tiri un sasso a un fiore, al sasso non succede nulla, ma il fiore scompare. Eppure, non puoi dire che il sasso ha più potere del fiore: il fiore viene annientato perché era vivo. E al sasso non accade nulla, perché è morto. Il fiore scompare, perché non ha alcuna forza distruttiva: semplicemente scompare e lascia spazio al sasso; il sasso ha il potere di distruggere, perché è morto.
Ricorda: da quel giorno, non sono più stato realmente nel corpo; un filo sottilissimo mi lega al corpo. E io sono continuamente stupito perché, in un modo o nell’altro, il Tutto vuole che io sia qui. Infatti, non sono più qui grazie alla mia forza, di mia volontà. Deve essere la volontà del Tutto a tenermi qui, a permettermi di attardarmi un po’ di più su questa sponda. Forse il Tutto vuole condividere qualcosa con voi, attraverso di me. Da quel giorno, il mondo è irreale. Un altro mondo si è rivelato. E quando dico che il mondo è irreale, non voglio dire che gli alberi non siano reali: sono assolutamente reali, ma il modo in cui voi li vedete è irreale.
Questi alberi non sono irreali in sé – essi esistono in Dio, esistono in una realtà assoluta – ma il modo in cui voi li vedete, di fatto non ve li ha mai mostrati: vedete qualcos’altro, un miraggio. Voi create il vostro sogno intorno a voi, se non vi risvegliate continuerete a sognare. Il mondo è irreale, perché il mondo che voi conoscete è formato dai vostri sogni: quando finiscono, incontrate semplicemente il mondo che esiste, allora compare il mondo reale.
Non esistono due cose: Dio e il mondo. Dio è il mondo se avete occhi per vederlo, liberi da polvere e sogni, liberi dal velo del sonno. Se hai occhi limpidi, cristallini, percettivi, esiste solo Dio. In quel caso, da qualche parte Dio è il verde degli alberi, altrove Dio è lo splendore delle stelle, altrove Dio è il canto di un cuculo, oppure un fiore, o un bambino, o un fiume: allora solo Dio esiste. Nel momento in cui inizi a vedere, solo Dio esiste. Ma in questo momento, qualsiasi cosa vediate non è la verità, è una menzogna proiettata: quello è il significato di “miraggio”. E nel momento in cui vedi, se anche per un attimo puoi vedere, se per un istante permetti a te stesso di vedere, vedrai un’immensa benedizione presente ovunque, diffusa ovunque: nelle nuvole, nel sole, sulla Terra.
Questo è un mondo meraviglioso. Ma non sto parlando del vostro mondo, parlo del mio: il vostro mondo è disgustoso, è un mondo creato da un sé, è un mondo di proiezioni. Voi usate il mondo reale come uno schermo su cui proiettate le vostre idee del mondo. Quando parlo di mondo reale, di mondo incredibilmente bello, di mondo infinitamente luminoso, un mondo di luce e delizia, di celebrazione ed estasi, parlo del mio mondo; oppure del vostro mondo, allorché lasciate cadere i vostri sogni.
Quella notte divenni vuoto e ricolmo. Divenni non esistenziale e l’intera esistenza. Quella notte morii e rinacqui. Ma colui che rinacque non ha nulla a che fare con colui che morì: è qualcosa di discontinuo. In superficie sembra una continuità, ma è discontinuità. Colui che è morto, morì totalmente; nulla di lui è rimasto.
Ho conosciuto molte altre morti, ma nulla può essere paragonata a questa, erano morti parziali. A volte è morto il corpo, a volte una parte della mente, a volte una parte dell’ego, ma per ciò che concerne la persona, è sempre rimasta. Spesso rinnovata, spesso ridipinta, cambiata un po’ qui e là, ma la persona è rimasta, quella continuità si è conservata. Quella notte la morte fu totale. Fu un appuntamento con la morte e con Dio, nello stesso istante.
L’illuminazione è un processo estremamente individuale. A causa della sua individualità ha creato molti problemi. Innanzitutto, non ci sono stadi prefissati attraverso cui una persona deve necessariamente passare. Ognuno attraversa fasi diverse, perché ogni persona, in molte vite, ha subito tipi di condizionamenti. Quindi il punto cruciale non è l’illuminazione, ma i condizionamenti: sono questi a dare forma alla tua strada. E ognuno di noi ha condizionamenti differenti, per cui nessuno segue il percorso di un altro. Ecco perché continuo a sottolineare con forza che non esistono autostrade, ma solo sentieri; e anche questi non sono pronti all’uso: non è che li trovi lì e devi solo percorrerli, no. Man mano che cammini, li crei. Il tuo stesso camminare li produce. Si dice che la via dell’illuminazione sia simile al volo di un uccello nel cielo: non lascia impronte. Nessuno può seguire le orme di un uccello; ogni volatile dovrà creare le proprie che scompariranno immediatamente, man mano che il volo prosegue. La situazione è proprio questa, ecco perché non è possibile che esistano un leader e un seguace. Per questo affermo che persone come Gesù, Mosè, Maometto e Krishna – le quali sostengono: «Credi semplicemente in me e seguimi» – non sanno nulla dell’illuminazione. Se l’avessero conosciuta, non avrebbero potuto fare un’affermazione simile. Chiunque si sia illuminato, sa di  non aver lasciato alcuna impronta dietro di sé, per cui dire alla gente: «Vieni e seguimi», è semplicemente assurdo.
Quindi, ciò che è accaduto a me non sarà necessariamente attraversato da tutti voi. È possibile che qualcuno resti una persona normale e improvvisamente si illumini.
Se cinquanta persone si trovano nella stessa stanza e tutte vanno a dormire, ognuna farà il suo sogno; non potranno fare un sogno comune, è impossibile. Non c’è modo di creare un sogno comune. Il tuo sogno sarà tuo, il mio sarà mio e tutti saremo in luoghi differenti, all’interno di sogni diversi. E quando ci sveglieremo, io potrei essere a un certo punto del mio sogno, tu a un altro punto del tuo. Come possono essere gli stessi?
L’illuminazione non è altro che un risvegliarsi. Per l’illuminato, tutte le nostre vite non sono altro che sogni: possono essere belli o brutti, incubi o sogni meravigliosi, ma sono comunque sogni. Tu puoi svegliarti in qualsiasi momento. È una potenzialità che hai sempre. A volte puoi fare uno sforzo per svegliarti e scopri che è difficile; puoi fare sogni nei quali provi a urlare, ma non ci riesci. Vuoi svegliarti e uscire dal letto, ma non puoi: tutto il corpo è come paralizzato. Al mattino ti svegli e ridi di tutto ciò, ma mentre stava accadendo non c’era nulla da ridere: era una cosa molto seria, tutto il tuo corpo era praticamente morto e non potevi muovere le mani, né parlare, né aprire gli occhi. Sapevi che era arrivata la fine! Al mattino, invece, non ci pensi più: il semplice sapere che si trattava di un sogno lo rende privo di significato. Sei sveglio: che i sogni fossero belli o brutti non ha importanza.
Lo stesso è il caso dell’illuminazione. Tutte le tecniche utilizzate servono semplicemente a creare, in qualche modo, una situazione in cui il tuo sogno venga spezzato. Quanto vi sei attaccato, il sogno e la sua profondità variano da individuo a individuo; tutte le tecniche hanno il solo scopo di darti una scossa affinché tu possa risvegliarti. Non ha alcuna importanza a che punto ti risvegli.
Pertanto, il mio crollo e il mio superare quel punto di rottura, non saranno gli stessi per tutti; questo è semplicemente ciò che è successo a me. È andata così per motivi ben precisi: io lavoravo su me stesso da solo, senza amici, né compagni di viaggio, né una Comune. Lavorando da soli si va inevitabilmente incontro a molti problemi, perché ci sono momenti che possono solo essere definiti come “la buia notte dell’anima”: sono così oscuri e pericolosi che ti sembra di essere arrivato all’ultimo respiro della tua vita, di fronte a te si para solo la morte. Si sperimenta un crollo nervoso. Sei di fronte alla morte, senza qualcuno che ti sostenga o ti incoraggi, dicendoti di non preoccuparti, che questo passerà; nessuno che dica: «È solo un incubo e la mattina è vicina. Più è oscura la notte, più imminente è l’alba. Non ti preoccupare». Non hai qualcuno vicino in cui riporre fiducia, né qualcuno si fida di te: ecco il motivo del crollo nervoso. Ma quel crollo non fu dannoso: sembrò dannoso all’inizio, ma ben presto quell’oscura notte passò e venne l’alba: quel crollo divenne una trasformazione. A ogni individuo accadrà in modo diverso. E la stessa cosa vale dopo l’illuminazione: la sua espressione sarà diversa. Anche questo ha creato grandi difficoltà.
Il primo punto ha originato un grosso problema. Per esempio, se io dovessi fondare una religione, una regola fondamentale sarebbe che chiunque si illumini deve prima di tutto attraversare un crollo nervoso, solo in seguito avverrà la trasformazione. Ecco come si creano tutte le religioni: gli individui impongono la loro esperienza all’umanità intera, senza prendere in considerazione l’unicità di ognuno.
E dopo l’illuminazione, ecco che si ripresenta lo stesso problema. Mahavira visse sempre nudo, per questo i suoi seguaci più radicali sono rimasti nudi nei venticinque secoli successivi: essere nudi divenne qualcosa di fondamentale. I giainisti non pensano che il Buddha fosse illuminato, perché non visse nudo! Un fenomeno personale diventa un criterio universale: anche questo è sbagliato.
Ciò che accadde a Mahavira era la sua personale fioritura. Egli era davvero uno degli uomini più belli che siano mai esistiti, e sarebbe stato un peccato se avesse usato dei vestiti. Semplicemente, il suo corpo meritava di essere visto.
Era il figlio di un re e suo padre era appassionato dell’arte della lotta indiana; per questo vi addestrò Mahavira: voleva che diventasse il campione nazionale, cosa possibile, poiché il suo corpo era forte come l’acciaio. Era stato educato a dedicarsi per ventiquattr’ore al giorno a un’unica cosa: diventare il campione nazionale di lotta. Naturalmente, il suo corpo era pronto: possedeva le giuste proporzioni, ogni suo centimetro era oggetto di attenzioni. I suoi allenatori erano abili lottatori, era sottoposto a continui massaggi, gli esperti gli somministravano erbe e medicine. Veniva preparato sotto tutti i punti di vista. E un giorno rinunciò al mondo. Anziché diventare un lottatore, divenne un meditatore. Quando si illuminò, abbandonò i vestiti.
Egli amava il sole del mattino e l’aria fresca in quella regione calda, la più calda dell’India: il Bihar. Ebbene, questo non è necessariamente uno stadio che ogni illuminato deve attraversare. Il Buddha, Lao Tzu e Kabir non sono mai stati nudi.
Ebbene, questo è sempre stato un problema molto serio per le religioni: non possono accettare altri illuminati per motivi futili, perché non si adattano alle loro idee. Gli illuminati devono rientrare in un certo schema, e quello schema è stabilito dal loro fondatore; poiché nessuno vi si può adattare, tutti gli altri vengono considerati non illuminati.
L’illuminazione è un canto estremamente individuale; è sempre nuovo, unico e ignoto. Non arriva mai come una ripetizione. Quindi non paragonare mai due illuminati, altrimenti commetteresti qualche ingiustizia ai danni dell’uno o dell’altro, o di entrambi. E non avere alcuna idea fissa. Andrebbero ricordate solo qualità molto fluide. Dico qualità fluide, non condizioni rigide.Per esempio, ogni illuminato avrà un profondo silenzio, che si potrà quasi toccare con mano. Coloro che in sua presenza saranno aperti e ricettivi, diventeranno silenziosi. Egli sarà enormemente appagato: qualunque cosa accada, non influenzerà affatto il suo appagamento. Non avrà più domande: tutti gli interrogativi si saranno dissolti. Non perché conosca le risposte: semplicemente tutti gli interrogativi si sono dissolti; e in quello stato di profondo silenzio, di nonmente, è in grado di rispondere a qualsiasi domanda con eccezionale profondità. Non ha bisogno di alcuna preparazione; lui stesso non sa quello che sta per dire: affiora spontaneamente,talvolta persino lui ne è sorpreso. Ma ciò non significa che abbia dentro di sé risposte pronte all’uso. Egli non ha affatto risposte, né domande. Possiede solo una chiarezza, una luce che può essere diretta su qualsiasi domanda: tutte le implicazioni della domanda e le possibilità di risposta diventano improvvisamente chiare.
Quindi a volte potrebbe sembrarti che tu chieda una cosa e l’illuminato ti risponda qualcos’altro; accade perché non sei consapevole delle implicazioni della tua domanda. Egli non risponde solo alle tue parole; risponde a te; risponde alla mente che ha prodotto la domanda. Molte volte potrebbe sembrare che domanda e risposta non vadano d’accordo, ma si incontrano certamente.
Devi solo scavare un po’ più in profondità nella domanda, e scoprirai che quella era esattamente la domanda. Molte volte accadrà che comprenderai per la prima volta la domanda quando avrai ricevuto la risposta, perché non eri consapevole di quella dimensione, non conoscevi la tua mente, il tuo inconscio, dal quale sono scaturite quelle parole.
Ma l’illuminato non ha risposte, non ha scritture, non ha citazioni; egli è semplicemente disponibile: risponde proprio come uno specchio, e risponde con intensità e totalità. Queste sono qualità fluide, non condizioni. Non guardare le inezie: che cosa mangia, che cosa indossa, dove vive; sono tutte cose irrilevanti. Osserva semplicemente il suo amore, la sua compassione, la sua  fiducia. Anche se approfittassi della sua fiducia, non ne sarebbe intaccata. Anche se abusassi della sua compassione o ingannassi il suo amore, non farebbe alcuna differenza. Quello è un tuo problema: la sua fiducia, la sua compassione e il suo amore restano esattamente gli stessi.
Il suo unico sforzo nella vita sarà risvegliare la gente. Qualunque cosa faccia, questo è l’unico scopo di ogni sua azione: come risvegliare sempre più persone, poiché attraverso il risveglio egli è arrivato a conoscere l’estasi suprema della vita.

Tratto dal Libro: Una Vertigine Chiamata Vita

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