Il Sannyasin è un ribelle

Il sannyasin non fa parte della mentalità di massa. Ha una sua, ha il proprio modo di vivere, il proprio stile, la propria atmosfera, la propria individualità. Ha un proprio modo di essere e ama il proprio canto. Ha il senso della propria identità: sa chi è e continua ad approfondire questa sensazione, per conoscere se stesso sempre di più e non scende mai a compromessi. Indipendenza e ribellione – ricordate: non rivoluzione ma ribellione – questa è la qualità del sannyasin. Fra le due cose corre una grande differenza.
La rivoluzione non è affatto rivoluzionaria. Anche la rivoluzione continua a far parte della stessa struttura. Per esempio, in India, per secoli, gli intoccabili, gli appartenenti alla casta più infima, non sono mai stati ammessi nei templi.
I brahmini non hanno mai permesso loro di entrare nei templi: «Il tempio si sporcherebbe, se entrassero!» In India, per secoli, gli intoccabili non erano mai entrati in un tempio. Era una situazione abnorme. Poi arrivò il Mahatma Gandhi – che tentò con ogni mezzo, fece ogni sforzo… voleva che gli intoccabili fossero ammessi nei templi: per tutta la vita fece ogni sforzo perché accadesse. Il suo era un atteggiamento rivoluzionario, ma non ribelle. Perché rivoluzionario? E cos’è la ribellione, dunque? Qualcuno chiese a J. Krishnamurti cosa pensasse degli sforzi fatti da Gandhi perché fosse permesso agli intoccabili di entrare nei templi. Sapete cosa rispose J. Krishnamurti? Rispose: «Ma Dio non è nei templi!» Questa è ribellione! L’approccio di Gandhi era rivoluzionario, però anch’egli credeva, come i brahmini, che Dio fosse nei templi. La struttura rimane la stessa. Gandhi credeva che per la gente fosse molto importante entrare nei templi, poiché coloro che non vanno nei templi perdono Dio. Questa è l’idea dei brahmini e questa è l’idea della società che ha represso gli intoccabili, rifiutando loro l’ingresso, che ha impedito loro di entrare. L’idea è sempre la stessa: che Dio viva nei templi e che coloro che possono recarsi nei templi siano vicini a Dio, naturalmente. E che coloro che non hanno il permesso di entrare nei templi, perdano Dio. Gandhi era un rivoluzionario, ma la rivoluzione crede sempre nella stessa struttura: è soltanto una reazione. J. Krishnamurti è un ribelle. Egli afferma: «Ma Dio non è nei templi, perché preoccuparsene? Né i brahmini trovano Dio nei templi, né lo troverebbero gli intoccabili. Perché preoccuparsene? Sarebbe una stupidità!» Tutte le rivoluzioni sono reazionarie, sono cioè reazioni a certi modelli. Ogni qualvolta reagite, non fate una rivoluzione, perché credete negli stessi modelli. Siete contrari a quei modelli, naturalmente, tuttavia ci credete. Il substrato profondo è il medesimo. Gandhi pensava che i brahmini gioissero molto, perché stavano molto vicini a Dio. E gli intoccabili? Essi ne venivano privati. Ma Gandhi non aveva osservato i brahmini: per secoli erano andati nei templi ad adorare Dio e non avevano ottenuto alcunché! Ebbene, la sua era un’insensatezza! Coloro che stavano dentro ai templi non avevano ottenuto alcun risultato, perché preoccuparsene? E perché portare nei templi coloro che erano tenuti fuori? La cosa non aveva alcun senso! Il sannyasin è un ribelle. Dicendo ribellione, intendo dire che la sua visione è completamente diversa.
Non segue più la logica comune, non accetta più la struttura comune e il modello comune. Egli non è contrario al modello della società – poiché se sei contrario a un certo modello, devi costruirne un altro per opporlo al primo. E i modelli si assomigliano tutti. Il sannyasin è colui che è semplicemente scivolato fuori dai modelli. Non è contrario ai modelli, ha soltanto compreso la stupidità di tutti i modelli. Ha osservato la stoltezza di tutti i modelli e ne è scivolato fuori. Egli è un ribelle.

Osho {Tratto da: Sannyas è entrare nel fiume}

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