Sforzo e Rilassamento

L’esperienza della beatitudine è una delle più paradossali. È paradossale nel senso che devi gestire e far combaciare due contraddizioni logiche: devi fare uno sforzo, senza sforzarti affatto. Infatti sia lo sforzo che il rilassamento sono necessari all’avvento dell’esperienza.
D’altra parte è possibile riuscirci, perché le contraddizioni sono solo superficiali: in profondità sono complementari. Infatti una persona rilassata può agire, può fare sforzi migliori; e un uomo che si sforza con efficacia, si può rilassare meglio. Non esiste una contraddizione implicita; la contraddizione esiste solo nelle parole, nel linguaggio e nella mente.
Si dovrebbero fare alcuni esperimenti. Per esempio, puoi correre: esiste lo sforzo, ma al tempo stesso puoi restare estremamente rilassato. Puoi andare in bicicletta: esiste lo sforzo, ma al tempo stesso tutto il tuo corpo può restare estremamente quieto, calmo e rilassato. Puoi muovere la tua mano: esiste lo sforzo, ma puoi muovere la mano con una grazia così squisita, con un tale rilassamento che non sussiste sforzo alcuno. In quel caso quell’agire diventa il fondamento stesso che permette alla beatitudine di discendere.
L’intera arte della ricerca del Vero consiste in questo: si deve compiere uno sforzo immenso, ma al tempo stesso ci si deve ricordare che la beatitudine è un dono del divino. Pertanto, solo con il tuo sforzo non potrà mai accadere, e neppure potrà accadere senza il tuo sforzo.
L’essere umano è precipitato in entrambi gli estremi: ci sono persone che pensano che la beatitudine sia un dono di Dio, ragion per cui non si può fare nulla; si deve semplicemente aspettare. Ebbene, non accadrà mai: il semplice attendere non è sufficiente.
Accade attraverso l’attesa accompagnata da uno sforzo immenso. Accade attraverso il fare qualsiasi cosa si possa, spingendosi all’estremo delle proprie forze, e poi aspettando.
E l’altro estremo è questo: pensando che accada attraverso lo sforzo, si fa ogni sforzo possibile. In questo caso che senso ha pregare, a cosa serve l’aiuto del divino? Se accadrà attraverso il nostro sforzo, ci daremo da fare con ogni sorta di metodi Yoga, di pratiche austere, di esercizi e di tecniche; avremo una disciplina, un carattere, una moralità, una virtù…e allora accadrà.
No, non accade, perché qualsiasi cosa tu possa fare rimarrà qualcosa di futile: ti prepara a ricevere il dono, ma di per sé non porta alcun dono. Ti rende ricettivo, accogliente, ma nulla più: quando l’ospite giunge, arriva solo perché tu hai aperto la porta, ma non esiste un’implicazione implicita; non si presenta necessariamente.
Tieni aperta la porta, resta attento e presente, consapevole e all’erta; fa’ qualsiasi cosa è nelle tue possibilità, così che non si possa dire che non hai fatto nulla. Non lasciare nulla di intentato! Da parte tua devi ottemperare a ogni cosa; e proprio nell’istante in cui sarai esaurito, esausto, quando non potrai più fare nulla, accade il miracolo: la beatitudine discende.
Si tratta di una delle esperienze più paradossali, ecco perché milioni di persone religiose se la sono lasciata sfuggire: hanno ricercato, hanno indagato, eppure se la sono lasciata sfuggire.
Al mondo sono esistite due tipologie di religione. La prima crede nella preghiera – cristianesimo, Islam, induismo -, si crede nella preghiera perché si pensa che la beatitudine sia un dono di Dio: tutto ciò che si può fare è pregare. «Chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto» e da parte tua è richiesta unicamente una cosa: pregare.
L’altro tipo di religiosità è quella del giainismo, del buddhismo, dello Yoga: questa gente crede nelle sforzo, non nella preghiera.
Poiché non è affatto necessario pregare, il giainismo e il buddhismo negano l’esistenza stessa di Dio: se non esiste alcuna necessità di pregare, non è affatto necessaria l’esistenza di qualcuno a cui rivolgere le proprie preghiere; l’uomo è sufficiente a se stesso.
Il primo tipo di religione crea letargia e il secondo genera ego: i ricercatori del Vero che si accompagnano a me devono evitare entrambi gli estremi.
Io sto insegnando una visione totalmente nuova, una visione in cui il tuo sforzo è fondamentalmente necessario, ma non è sufficiente: ti porta a novantanove virgola nove gradi…è assolutamente necessario: se non arrivi a quello zero virgola uno mancante, non potrà mai accadere. Ma ti porta solo fino a quel punto: poi devi aspettare, avere fiducia, rilassarti, sperare, pregare.
Quello zero virgola un grado accade solo attraverso la preghiera; il novantanove virgola nove per cento accade attraverso la meditazione, lo zero virgola uno percento accade attraverso la preghiera.
In questo caso la religione possiede una totalità; e solo la persona che ha sperimentato la beatitudine può essere d’aiuto agli altri. Altrimenti qualsiasi Alessio tenderà a diventare un Alessandro Magno: anziché aiutare il genere umano, inizierà a distruggerlo!
Una persona infelice, con tutte le migliori intenzioni del mondo, non può essere d’aiuto a nessuno: possiamo dare solo ciò che abbiamo ottenuto. Aiutare qualcuno significa aver conseguito dentro di sé un’energia nutriente; possedere un amore benevolente e compassionevole, tale per cui si irradia beatitudine. In quel caso la tua presenza è una forza che guarisce; e solo in quel caso puoi essere d’aiuto a qualcun altro.
In caso contrario diventerai un benefattore, un filantropo, e queste sono le persone più pericolose del mondo; le più infingarde e le più astute: l’umanità ha sofferto enormemente a causa di questi filantropi, di questi benefattori, di questi missionari, di questi riformismi…costoro sono nemici!
E io non metto in dubbio le loro intenzioni: le loro intenzioni sono buone, ma loro non sono buoni. È come se l’oscurità cercasse di illuminare la gente; è come se un morto cercasse di dare vita agli altri; è come se una lampada spenta riunisse intorno a sé la gente, così che possa accendere la propria lampada. È qualcosa di fondamentalmente, di assolutamente sbagliato.
Ecco perché io non insegno a fare volontariato, non vi insegno a diventare missionari, riformisti, servitori della gente; io insegno solo una cosa: sii beato, estatico; in quel caso tutto il resto seguirà, accadrà spontaneamente.
Una persona colma di beatitudine non può trattenere la propria beatitudine; per la natura stessa delle cose è impossibile. Una persona estatica irradia di per sé la propria fonte di gioia. Così come la luce irradia i propri raggi, e i fiori diffondono la propria fragranza, la persona estatica irradia compassione, amore, benedizione. Ragion per cui il primo impegno non è verso nessun altro; la prima responsabilità è verso se stessi: aiuta te stesso!
Ricorda il vecchio detto: «Medico, prima cura te stesso», poi puoi diventare una forza che guarisce e, senza alcuno sforzo, senza alcun ego, puoi esserlo in semplicità, con naturalezza, spontaneamente.
Impara dunque a danzare, a cantare, a celebrare; impara a goderti la vita in tutta la sua multidimensionalità. Tutto questo farà di te un Alessio, e ti impedirà di diventare un Alessandro Magno!

Osho {The Soud of One Hand Clapping}

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