Agire

Nella vita esistono due tipi di azione: uno è motivato dal desiderio, implica avere uno scopo. L’altro tipo di azione è motivato dall’amore, dalla compassione. Non c’è sotto alcuno scopo.
Se chiedete a una madre: «Qual’è lo scopo dell’amore che dai a tuo figlio?» cosa dirà? Dirà: «Non so di cosa parli, io amo semplicemente, e mi sento felice semplicemente di questo». Non è che amate oggi e riceverete gioia domani. Il vostro stesso amore è gioia. Ma esiste anche un tipo di azione motivata dal desiderio.
In questo momento vi sto parlando. Potrei parlare perché riceverò in cambio qualcosa. La ricompensa potrebbe essere sotto forma di denaro, fama, rispetto, prestigio: potrebbe avere qualsiasi forma. Potrei parlarvi perché così riceverò qualcosa in cambio, in questo caso sarei motivato dal desiderio. Ma io sto parlando solo perché non posso farne a meno. Qualcosa è accaduto dentro di me, e io non posso fare a meno di condividerlo. Il mio parlare è come un fiore che è sbocciato e diffonde la sua fragranza intorno a sé. Se chiedete a un fiore: «Qual’è lo scopo?»… non ce n’è alcuno.
Alcune azioni nascono dal desiderio, in questo caso dietro c’è uno scopo. Ci sono altre azioni che sono mosse dalla compassione, in questo caso non c’è scopo dietro di esse. Ecco perché un’azione che nasce dal desiderio crea un legame, mentre le azioni che nascono dalla compassione non creano alcun legame. Ogni atto che ha uno scopo crea legami, un atto che non ne ha non ne crea.
E sarete sorpresi di sapere che non farete mai qualcosa di sbagliato, a meno che non abbiate uno scopo. È una cosa strana: c’è sempre uno scopo nel peccato. Non c’è mai uno scopo quando fate una buona azione. E se c’è uno scopo in una buona azione, deve trattarsi di un peccato mascherato da buona azione: nel peccato c’è sempre uno scopo, senza uno scopo non ci sarebbe peccato. Anche con uno scopo è difficile peccare, quindi senza scopo è impossibile. Non posso uccidervi senza una ragione. Perché dovrei? Il peccato non può esistere senza una ragione, perché non si può commettere un peccato se è presente la compassione. Un peccato sarà sempre colmo di desiderio, e il desiderio implica sempre uno scopo; ci sarà l’aspettativa di ottenere qualcosa in cambio. Ma è possibile compiere un’azione senza alcuna aspettativa.
Dopo essersi illuminato, Mahavira continuò a lavorare per altri quarant’anni. Perché lo fece? Aveva lavorato per così tanti anni, perché non smise? Per anni visse viaggiando dovunque: andava ovunque, teneva conferenze…. fu incredibilmente attivo. Per quaranta, quarantacinque anni, non smise mai di lavorare. Non era soddisfatto? Anche il Buddha, dopo essersi illuminato, lavorò per più di quarant’anni. Perché non smise? Perché in questa attività non c’era alcuno scopo. Né Mahavira né il Buddha avevano uno scopo, lavoravano solo per compassione.
Spesso mi chiedo perché vi parlo. Per quale scopo? Non trovo uno scopo neanche se lo cerco, accetto questo: io posso vedere qualcosa, e ho bisogno di parlarvene. In realtà, solo una persona che abbia ancora violenza dentro di sé sarebbe capace di tacere, altrimenti perché dovrebbe essere così violento?
Questa mattina vi ho narrato una storia: se io vedessi un serpente nelle vostre mani, potrei non dirvi nulla e continuare a camminare per la mia strada, pensando che non sono affari miei; ma lo potrei fare solo se dentro di me ci fossero un’estrema violenza e una grande crudeltà, altrimenti direi: «È un serpente, buttatelo via!».
E se qualcuno mi chiedesse: «Perché stai dicendo che è un serpente, perché inviti a gettarlo via? Cosa ti importa?», risponderei: «A me non importa niente, ma è impossibile per la mia coscienza interiore tacere in una situazione come questa».
La motivazione non è data da alcuna ragione esteriore, poiché non c’è alcuno scopo: la motivazione scaturisce dalla coscienza interiore, dove non esiste alcuna aspettativa. Sarete sorpresi, ma la verità è questa: ogni volta che esiste uno scopo, siete motivati dall’esterno; quando non c’è scopo, la vostra motivazione viene dalla profondità del vostro essere. Mi spiego: se esiste qualcosa che vi attrae c’è uno scopo. Viceversa, ci sono cose che affiorano dall’interno del vostro essere ma che non hanno scopo alcuno.
L’amore e la compassione sono sempre senza obbiettivi; i desideri e tutto ciò che si vuole possedere, hanno sempre un obbiettivo. Ecco perché è meglio dire che il desiderio attira, attira dall’esterno: è come se vi legassi intorno una corda e vi tirassi. Questo è attirare: il desiderio vi attira in questo modo. Ecco perché le nostre sacre scritture definiscono pashu qualcuno che ha desideri. Questa parola indica un animale legato a una corda, che viene tirato. Ma nelle scritture la parola non si riferisce a un animale, è usata per indicare una persona che è legata a qualcosa, come fosse una corda, e ne viene tirata. Finché siamo attirati da uno scopo c’è desiderio, e finché esso esiste, restiamo legati a una corda come animali e non siamo liberi. La libertà è l’opposto: in questo caso non si è trascinati, non si è legati alle corde, non si hanno legami di alcun tipo. Libertà significa creare un flusso che scaturisce dall’interno dell’essere.
Io non ho scopi. Ecco perché se dovessi morire in questo momento, non sentirei neppure per un attimo di aver lasciato qualcosa di incompiuto. Se morissi in questo preciso istante, mentre sono qui seduto, non penserei neppure per un attimo che quello che avevo da dire è rimasto non detto, perché non esiste nessuna motivazione nascosta: non è importante completare qualcosa, il problema non si pone neppure. Finché sono vivo, continuerò la mia opera, quando muoio tutto ciò finirà. Poiché non c’è alcuno scopo, nulla rimane incompiuto.
Dunque la mia situazione è semplicemente questa: non ho scopi, ma solo una aspirazione che proviene dall’interno del mio essere. Esiste una pulsione interiore, e qualsiasi cosa accada, accade. È responsabilità dell’Assoluto. Quella persona in quanto tale non è più responsabile.
E vorrei concludere dicendo che la vita dovrebbe essere libera da desideri e sofferenze. Create una vita senza scopi, e dall’interno del vostro essere emergerà un’aspirazione. Vivete in modo tale da non avere alcun desiderio di ottenere alcunché, bensì di dare. Ciò che chiamo amore implica non chiederlo ma semplicemente darlo. E non c’è alcuno scopo nell’amore, fatta eccezione per il dare. Ciò che chiamo amore lo definisco anche compassione.
Quindi potete dire che non c’è alcuno scopo, fatta eccezione per l’amore. E l’amore non ha scopi, perché l’amore stesso è in se lo scopo.

Osho

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